Oltre la costruzione
Cosa puo’ rappresentare l’architettura al di là della costruzione ? E’ la domanda posta dal tema "Out There, Architecture Beyond Building » dell’11ma Biennale internazionale di architettura di Venezia. Fino al 23 novembre 2008, progetti multiforme provenienti da ogni angolo del pianeta tenteranno di dare una risposta. Ognuno a suo modo puo’ riflettere sull’eclettismo architettonico. Zaha Hadid e Dominique Perrault appaiono come esempi di rilievo. Due traiettorie diametralmente opposte ma una stessa tecnicità perfettamente gestita. Onnipresente nel 2008 (progetto vincitore del futuro Guggenheim Hermitage Museum a Vilnius, progetto di torri a Singapore, Premio Riba 2008, ecc.), l’architetto anglo-iracheno partecipa alla Biennale esponendo al tempo stesso architettura, design e arte. Il punto culminante, un’opera d’arte chiamata Aura, concepita con Patrick Schumacher commemora il 500mo anniversario della nascita di Palladio. « Experimentation within a Long Wave of Innovation » illustra la sua ricerca costante di un architettura capace di esprimere la complessità dinamica della società contemporanea. Il suo lavoro si ispira alla ricerca sul linguaggio
architettonico che integra i più recenti metodi della tecnologia numerica.
Con Dominique Perrault, non si parla più dell’edificio come tale, di volumi costruiti, di coperture, bensí di valori emotivi. L’elemento costruito è beninteso presente, solo che viene considerato come un elemento come altri. Il visibile è tutto relativo. I suoi progetti esigono una lettura più vivente di quella suggerita in generale. Considerando l’ossessione delle forme come un vero flagello, l’architetto va alla ricerca di un’architettura dell’assenza allo scopo di lasciare al paesaggio urbano tutto il suo valore. Oltre la costruzione, il genio dell’architetto risiede nel pensare il luogo della sua espressione, di ricercare la sua identità, la sua coerenza, la sua dose di energia e di tensione.
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