Mario Cucinella
More With Less
Mario Cucinella ha sempre avuto un approccio architetturale fondato su una visione rigorosa dei temi legati all’equilibrio delle risorse naturali. L’intervista accordataci all’Università di Milano lo scorso aprile, in occasione dell’esposizione Interni Design Energies, illustra il suo percorso, le sue scelte e i suoi progetti legati al tema dello sviluppo sostenibile.
Ex collaboratore di Renzo Piano, Mario Cucinella (1960) crea il proprio studio a Parigi, nel 1992, poi a Bologna 7 anni dopo. I suoi grandi progetti urbani e le sue numerose realizzazioni in Italia o nel mondo rivelano un denominatore comune: il loro ridotto impatto ambientale. Ne sono la dimostrazione l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale di Ferrara, la sede de I Guzzini Illuminazione a Recanati, il SIEEB a Pechino, sede di un centro sino-italiano di formazione e di ricerca per la protezione ambientale e la conservazione dell’energia. Senza dimenticare il « Centre for Sustainable Energy Technologies » di Ningbo, in Cina, progetto vincitore al MIPIM 2009 nella categoria Costruzioni ecologiche. La scocca dell’edificio gioca un ruolo essenziale nelle strategie ambientali di Mario Cucinella per ottenere un’elevata qualità interna in grado di minimizzare il consumo di energia. Le sue ricerche sono particolarmente spinte sia dal punto di vista tecnico che estetico. Il suo motto « More with Less » difende il concetto di maggiore confort con meno energia, meno sprechi, meno inquinamento.
Come definirebbe la Sua architettura ?
Difficile definire se si tratta di un’architettura ecologica o di un’architettura legata allo sviluppo sostenibile, un po’ entrambi e un po’ la ricerca di fare un’architettura di qualità , l’architettura ha anche un valore estetico, credo che nell’idea della bellezza dell’architettura ci sia fondamentalmente il tema ambientale. Il tema della bellezza è associata alle performance energetiche e al tema dello sviluppo sostenibile, un po’ una cosa unica; del resto storicamente l’architettura ha sempre avuto un rapporto con il clima, la cultura, la materia e l’estetica, forse abbiamo perso un filone che è durato un migliaio di anni.
Non mi piace la definizione di un’architettura solo ecologica, perché si rischia di essere dentro un segmento, come se l’architettura fosse fatta di tante architetture, l’architettura di qualità è una sola e dentro l’architettura nuova c’è - secondo me - il tema della sostenibilità come un tema nel suo DNA, è dentro l’architettura...
Qual’è il Suo impegno nei confronti dello sviluppo sostenibile ?
Mi ci sono sempre interessato, ho iniziato a lavorare da solo nel ‘92 a Parigi dove ho fatto per molti anni solo concorsi internazionali e il primo lavoro che ho fatto era per le Nazioni Unite per costruire dell’habitat sociale nei paesi in via di sviluppo, in Egitto: era impossibile pensare che gli architetti non potessero dare una risposta creativa all’habitat sociale se non la capanna fatta di ondulato metallico: è questo che noi occidentali proponiamo come massima creatività per i paesi poveri? Assurdo, noi abbiamo molta più conoscenza tecnica, linguistica, dei materiali, quindi avevo scelto un luogo che era in Egitto e lí abbiamo, nella semplicità, dato una risposta molto egiziana, molto legata al rapporto con il terreno, con gli edifici sotterranei, molto legata alla storia di quel paese e abbiamo pensato che il tema ambientale, il tema energetico e i temi dell’architettura nella sua forma nascono proprio da li’ . Per me poi è sempre stato naturale , vengo da una scuola, quella di Renzo Piano, dove ho lavorato, e nella quale ci siamo occupati della luce, con una certa attenzione alla qualità non solo architettonica ma anche di qualità dello spazio, da lui ho imparato queste cose, poi venendo da una cultura italiana dove c’è una grande tradizione dell’architettura tecnica ma anche ambientale...
Quali sono stati gli esempi professionali che l’hanno maggiormente influenzata ?
E’ difficile sapere cos’ha influenzato , sicuramente il lavoro con Renzo Piano è stato molto importante perché negli anni dell’high tech di cui ha fatto anche parte, è lui che ha cambiato la sua pelle diventando molto più organico, più legato alle materie, mi piaceva la sua capacità di non avere un linguaggio unico, di essere capace d’interpretare, ancora oggi mi influenza il disegno del paesaggio e molto l’architettura vernacolare.
Qual’è il denominatore comune tra la sede comunale di Bologna ed il SIEB a Pechino ?
Alla fine vengono sempre fuori dei temi : a Bologna e a Pechino l’elemento forte non era tanto gli aspetti ambientali ma la capacità di generare uno spazio pubblico, a Bologna il progetto ha avuto molto successo in città perché siamo stati capaci di costruire un edificio e di generare uno spazio pubblico per la città, la gente lo ha subito riconosciuto come uno spazio proprio: a Pechino, la stessa cosa, abbiamo voluto un edificio che non era chiuso, ma è un edificio aperto che si puo’ attraversare, andare al primo piano, c’è un giardino, l’acqua, tante cose che rendono quell’edificio un pezzo della città, anche qui: è un edificio universitario con una piazza e un giardino: l’architettura riesce a produrre un’eco che è quello di generare qualità in uno spazio pubblico. . A Pechino c’era anche il discorso della forma dell’edificio in relazione alle tecnologie, mi piaceva l’idea che avremmo integrato il fotovoltaico non come un oggetto posato lí ma integrato all’edificio, una profonda idea che l’architettura che disegneremo sarà sempre più integrata. A Bologna era più difficile perché era importante fare una cosa urbana molto densa, rompere questi blocchi di ufficio.
Il Centre for Sustainable Energy Technologies a Ningbo (Cina) è stato premiato al MIPIM 2009. Secondo Lei, cosa ha in più degli altri progetti nominati? In altre parole, perchè il Suo edificio ha sedotto la giuria ?
La differenza rispetto agli altri che erano tutti di primo livello è che forse l’edificio ha voluto esprimere questo tema ambientale ma non nella sua estetica, non si vede niente, è un concetto ambientale ma non nella sua estetica, il messaggio era quello di dire: i progetti non sono solo sostenibili, energetici, ma producono bellezza: si è aperto uno spiraglio importante per dire l’architettura ecologica è un’architettura che produce bellezza oltre che energia.
La Cina è – secondo Lei – alla ricerca di una architettura sensibile alla qualità ambientale ?
Sí, è un paese difficile perché quando si cresce cosi rapidamente, si è un po’ distratti, a forza di andare troppo veloci non si riesce a focalizzare : pero’ la Cina ha delle grandissime competenze tecniche e abbiamo trovato persone molto competenti: Cinguai University è la più importante scenziati, professori, studenti molto competenti: sono molto consapevoli che il futuro loro è legato ai fattori energetici e ambientali: il terreno è molto fertile è chiaro che pero’ i mercati sono anche molto speculativi: è difficile che si diffonda in maniera particolare pero’ abbiamo trovato molto consenso.
Come vede il futuro dell’architettura in Europa ?
L’Europa è sempre stata all’avanguardia rispetto agli altri paesi del mondo per cultura, diversità, è la carta che ci dobbiamo giocare anche nei confronti di paesi come la Cina, il Sudamerica, l’Africa in cui siamo come dei medici condotti che danno buoni consigli perché abbiamo nel DNA la costruzione della città.
Immagini
1. Mario Cucinella
2. Sede sociale iGuzzini, Recanati 1997
Protezione solare e ventilazione naturale grazie ad una leggera copertura a lamelle garante del massimo confort e di un ridotto consumo energetico, questo l’obiettivo preciso che ha guidato la realizzazione di questo edificio di 4 piani. L’utilizzo di facciate continue e di parasole sono caratteristici di questo lavoro. Un atrio centrale permette alla luce di filtrare e ospita un giardino che contribuisce a modificare l’immagine del luogo (zona industriale) e sottolineare il rapporto tra architettura e natura.
3. SIEB - Sino Italian Ecological Building, Pechino 2003-2006
Nato da una collaborazione tra l’architetto e ricercatori/ ingegneri italiani, l’edificio ubicato sul campus dell’università Tsinghua utilizza un complesso sistema di facciate in vetro a singolo o doppio strato e pannelli solari fotovoltaici. La forma ottimale della scocca, l’estrema trasparenza della facciata, il controllo del soleggiamento e la ricerca della luce sono risultati elementi essenziali per garantire a questo edificio ecologico un accumulazione massima di calore durante l’inverno e una perfetta dispersione di calore durante l’estate.
4. Nuovo municipio di Bologna 2003-2008
L'intervento raggruppa in un solo complesso una serie di uffici che prima risultavano sparpagliati. Un gigantesco origami in tubi di alluminio a fare da contrasto con i vetri scuri degli edifici collega i tre blocchi di 12, 10 e 8 piani, riprendendo in grande scala la forma geometrica del cristallo.. La copertura agisce come un parasole che protegge l’edificio e conferisce una certa coesione all’intero complesso. Le facciate maggiormente esposte sono realizzate in vetro serigrafato leggermente inclinato. All’interno vi sono dei soffitti radianti che mantengono una temperatura omogenea senza dover ricorrere a radiatori o altre installazioni di riscaldamento.
5. Centre for Sustainable Energy Technologies, Ningbo, Cina 2006-2008
Questo progetto illustra il risultato di una ricerca fondata su una collaborazione internazionale in favore della sostenibilità. Ispirandosi alle lanterne cinesi tradizionali, l’edificio di 22 metri di altezza è rivestito di una doppia pelle in vetro che ha un ruolo fondamentale nelle strategie di controllo dell’ambiente. La struttura è completamente chiusa dal lato nord e in parte aperta sugli altri tre lati allo scopo di fornire luce diurna a sufficienza e garantire un sistema di ventilazione trasversale. Un grande tetto e dei lucernari forniscono luce naturale ad ogni piano.
6. Una casa per sognare
Presentata all’esposizione Interni Design Energies di Milano, il progetto « Una casa per sognare » - abitazione di 100 m² da 100.000 euro, senza emissioni di CO2 - crea i nuovi contorni del rapporto tra architettura e consumo energetico. Il concetto integra pannelli fotovoltaici, sensori solari, buona circolazione d’aria ed altre strategie ambientali passive che ne fanno un tipo di residenza bioclimatica. Il costo limitato deriva dai sistemi costruttivi prefabbricati leggeri e modulari e dalle pareti divisorie smontabili.
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