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Gennaio 2010 |
division of Archi-Europe Group |
Editoriale
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Essere architetti, diversamente
Esercitare il proprio mestiere di architetto significa anche andare incontro alle persone più demunite. Significa sostenere popolazioni colpite da catastrofi naturali, tecnologiche o umane ed implicarle nel rispetto delle loro culture in una prospettiva di sviluppo armonioso e sostenibile. Significa inoltre investirsi nell’umanitario e nelle regioni isolate.
Le iniziative sono numerose. Fondata a Parigi nel 1997, l’ONG Architecture & Développement ha come scopo quello di rinforzare le competenze degli architetti in qualità di attori dello sviluppo, conferendo loro un ruolo sociale nei confronti delle popolazioni vulnerabili. L’approccio culturale della struttura e il team pluridisciplinare consentono di offrire a tutti un habitat decente attraverso la formazione, la sensibilizzazione, gli scambi e nuovi progetti di habitat. I membri dell’Architecture for Humanity forniscono assistenza alle collettività povere di tutti i paesi. L’organizzazione aveva già lavorato bene prima di lanciare il suo Open Architecture Network, aiutando a realizzare progetti di case resistenti ai terremoti e case per rifugiati. Il gruppo offre ugualmente un sostegno alla ricostruzione delle regioni devastate da tsunami ed uragani. La fondazione Architetti dell’urgenza ha ottenuto il riconoscimento dell’Unione Europea e vari premi internazionali per le sue azioni umanitarie, testimonianza del riconoscimento del mestiere di architetto dell’urgenza. Che sia dalla Francia, dall’Australia, dal Canada, la rete moltiplica gli interventi per fornire assistenza nei nove paesi fragilizzati tra cui Perù, Tchad, Indonesia, Afghanistan, Pakistan. Vi sono poi casi isolati, la cui tendenza è in aumento. Possiamo inoltre menzionare il concetto particolare dell’alloggio alternativo « The Prefab Parasite» realizzato dallo studio australiano Lara Calder Architect. Posizionato in altezza al di sopra dell’agitazione delle strade, costruito in bambù compresso e carta riciclata , facile da realizzare, questa struttura « parassita » potrebbe essere piazzata su superfici abbandonate o non utilizzate, come ad esempio le strutture dei ponti. Un progetto modulare che potrebbe trovare una sua collocazione nei contesti più vari allo scopo di aumentare le superfici abitabili in zone a forte densità di popolazione. Bistrattato, lo spazio urbano viene continuamente rimesso in discussione per rispondere alla sfida ecologica imposta dall’attività umana.
Il Team Archi-Europe
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Ritratto del mese
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Diébédo Francis Kéré
L’architetto del Burkina Faso Francis Kéré, uno dei cinque vincitori del concorso internazionale 2009 « Global Award for Sustainable Architecture » fa ottimo uso dei materiali vernacolari e della manodopera locale per adattare l’Africa alla tecnologia dei paesi industrializzati.
Nel 2004, il progetto della scuola elementare di Gando, piccolo villaggio del Burkina Faso alla frontiera del Togo e del Ghana ottiene l’Aga Khan Award for Architecture. L’autore, Francis Kéré, originario della zona, viene immediatamente portato alla ribalta internazionale. Questo architetto urbanista laureatosi alla Technische Universität di Berlino ha iniziato il suo primo progetto nel 1999 quando era ancora studente. E’ interessante notare come l’architetto riesca ad adattare il razionalismo ecologico acquisito presso la T.U. alle condizioni climatiche e sociali di Gando. I suoi sforzi non si limitano solamente all’architettura. Con l’aiuto dell’associazione Schulbausteine für Gando (laterizi per la scuola di Gando), egli cerca di mettere a disposizione del suo popolo strutture educative che permettano di combattere efficacemente l’analfabetismo ed offrire prospettive per un futuro migliore. Il suo obiettivo è quello di favorire l’implicazione diretta delle popolazioni locali nel processo di sviluppo.
Francis Kéré vive tra Berlino, dove ha aperto il proprio studio e dove insegna l’architettura sostenibile presso la T.U., ed il Burkina Faso dove prosegue la sua azione con progetti innovanti. In Africa, l’architetto costruisce scuole ed infrastrutture sempre semplici ed economiche come il centro per le donne a Gando, in corso di realizzazione. A Ouagadougou, sta portando avanti le discussioni per un progetto di creazione di un’opera africana. I progetti del parco nazionale di Bamako nel Mali e del centro di formazione di Dapong nel Togo porteranno entrambi la sua firma. Il suo raggio d’azione si estende sempre di più, ora nello Yemen, in Spagna, in India. Oltre le sua attività di ricerca e di docenza, l’architetto gira il mondo per animare workshop e conferenze sull’ecologia in città come Madrid, Johannesburg, New York oppure Oslo. Uno dei suoi connazionali dice di lui: « la storia di Diébédo Francis Kéré è edificante ed appassionante. E’ quella di un uomo il cui dinamismo e il proprio potenziale creativo, sviluppato anche grazie agli studi effettuati e alimentato da un elevato senso delle responsabilità , sono stati impiegati per favorire nuove prospettive di avvenire per un continente intero».
Conoscendo la cultura occidentale, qual’è il suo procedimento per arrivare ad un livello di architettura accettabile in Africa ?
Il modo più semplice è quello di non aver paura di concentrarsi sulle possibilità in Africa, facendo uso di materiali tradizionali e manodopera locale. Non accettare il fatto che gli africani debbano solo accontentarsi di capanne. Voglio cambiare ció applicando in Africa quanto visto in Europa. In tal modo si potrà ricreare un’architettura propria all’Africa.
Cosa dell’architettura europea puo’ essere applicabile in Africa ?
Si tratta di una domanda difficile. Non dimentichiamo che le condizioni climatiche sono molto diverse. Occorre concepire case che non si surriscaldino. Non ci si puó basare su concetti propri all’Europa. Occorre soprattutto non essere un architetto individualista dandosi da fare per realizzare bei concetti. Bisogna lavorare con le popolazioni, convincerle e coinvolgerle.
Vuole quindi coinvolgere la gente in modo da renderla felice di costruire ?
Noi, africani, siamo forse sottosviluppati ma possediamo grandi risorse umane. Se condividiamo quanto possediamo, possiamo creare un mondo che non avrà nulla da temere dal paragone con l’Europa. Se l’architettura risponde alle necessità degli abitanti che la fanno propria, ció significa che occorre coivolgerli a monte, si tratta di una vera opportunità per l’Africa. Il nostro progetto di scuola a Gando ha ottenuto un tale successo che il numero degli allievi è letteralmente esploso. Abbiamo dovuto costruire un’estensione per poter accogliere 700 allievi in tutto. Si tratta di un dato fantastico se uno pensa che nel Burkina Faso la popolazione à anafabeta all’80 %.
Quali sono le tecniche semplici che Lei consiglia, in particolare nell’esempio della scuola di Gando?
Allo scopo di proteggere gli edifici dal calore, consiglio un edificio compatto, regolabile termicamente munito di doppio tetto e tettoia. Un controsoffitto massiccio in terra, separato da un filo d’aria, un tetto in lamiera leggermente inclinato. Quest’ultimo deve continuare almeno due metri oltre la fine de tetto stesso onde assicurare la funzione di parasole e proteggere i muri. Grazie alle aperture nella facciata, l’aria circola continuamente per rinfrescare l’edificio senza consumare energia. E, per risparmiare cemento nelle fondamenta, abbiamo utilizzato laterite, materiale presente nei campi circostanti. Disposte in modo lineare, le aule sono inquadrate da muri portanti fatti di blocchi di terra compressa e incatenatura in cemento. La struttura è stata realizzata localmente in acciaio saldato dai fabbri del villaggio. Ogni costruzione deve presentare una novità tecnica degna d’interesse. Il gesto del costruire è al tempo stesso un mezzo di sviluppo educativo ed uno strumento di comunicazione tra tutti i paesi.
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Progetto del mese
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Progetti per l’Africa
L’Africa sta ormai sviluppando un’architettura internazionale. Se il Sudafrica monopolizza l’attenzione grazie alla Coppa del Mondo di calcio ed esibisce nuovi stadi che nulla hanno da invidiare a quelli occidentali, il Maghreb e l’Africa nera anch’essi si dotano d’infrastrutture di qualità. Due progetti attualmente in corso portano la firma di architetti francesi.
Centro di conferenze, Ouagadougou
Vincitore di un concorso internazionale lo scorso luglio, lo studio Codelfy & Associés realizzerà, ad un crocevia strategico della capitale del Burkina Faso, un centro di conferenze composto da tre edifici a forma di cupola. La struttura emergerà nel centro di un parco urbano circondato da acqua ed alberi zucca. Secondo i concepitori, questo centro dovrà rappresentare una vetrina internazionale di qualità ed offrire ad abitanti e visitatori della città uno spazio rilassante. Il complesso si ispirerà ad elementi naturali e riferimenti tradizionali. Nell’intento di rinforzare questo spirito di armonia, l’architettura si iscrive in uno spirito organico. Di una superficie complessiva di 17.800 m², gli edifici in cemento architettonico sono realizzati con superifici curve. Un grande duomo in membrana tessile permetterà di regolare termicamente la sala conferenze. Questo ambizioso progetto vedrà il giorno nel giro di un paio di anni.
CasaArt, Casablanca
Nel 2015, Casablanca potrà vantarsi di avere il più grande teatro africano e del mondo arabo. L’autore non è altro che l’architetto francese Christian de Portzamparc (nato proprio a Casablanca nel 1944), in associazione con l’architetto marocchino Rachid Andaloussi. Il progetto si estende su una superficie di circa 25.000 m², il complesso comprenderà una grande sala per spettacoli polivalente da 1800 posti, un teatro da 600 posti, negozi, spazi di convivialità, una libreria, una sala d’esposizioni e gallerie d’arte. Un vero villaggio culturale che permetterà di animare la vita del centro città. In occasione del concorso internazionale il progetto è riuscito a sedurre per estetica e funzionalità. La sua « architettura frammentare elegante » s’integra nell’ambiente rispettando la forte identità della città. Christian de Portzamparc è uno dei più grandi specialisti al mondo per quanto riguarda le sale per spettacoli. «Mi piace concepire forme architetturali destinate alla musica …. Ascoltare e vedere, due mondi di percezione che dialogano e rispondono liberamente. E’ una grazia dello spazio», ammette l’architetto. Basandosi inoltre sull’alternanza delle altezze, il nuovo teatro conferma la complicità derivata dall’incontro con l’architetto marocchino.
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Prodotto del mese
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Durata e sicurezza non sono un concetto vuoto per le porte per garage!
La scelta di una porta per garage è influenzata da molteplici fattori. Sia che si tratti di una nuova costruzione, di una ristrutturazione o di una sostituzione il comfort, la sicurezza, la durata, il design, la facilità di manutenzione e il rapporto qualità-prezzo ricoprono un ruolo importante. La porta per garage viene automatizzata sempre più spesso e utilizzata con maggiore frequenza. La funzione della porta per garage si è evoluta, divenendo sicuramente la porta principale di molte abitazioni. Anche i criteri che le migliori porte per garage devono soddisfare si sono evoluti. A tale proposito sono stati posti tre requisiti relativamente nuovi;
•Durata in un clima bizzarro
•Design moderno a prezzi ragionevoli
•Caratteristiche antieffrazione reali e paragonabili ai livelli di sicurezza richiesti per altri elementi per facciata
Optional ora disponibili nell'assortimento Crawford
Grazie ai continui investimenti eseguiti da Crawford Normstahl in ricerca e sviluppo ora molte caratteristiche di successo di Normstahl sono disponibili come optional per altri tipi di porte sezionali della nostra gamma. Si pensi alle porte sezionali a scorrimento laterale Normstahl e alle porte sezionali Crawford g60, per le quali ora sono disponibili anche sezioni con un rivestimento a pellicola. Per la g60 è disponibile su richiesta anche l'opzione di sicurezza antieffrazione secondo la classe di resistenza 2.
Come risulta da questo articolo, le porte per garage non sono tutte uguali e vale di sicuro la pena acquisire informazioni dettagliate prima di effettuare un investimento in un prodotto che in futuro sarà utilizzato quotidianamente dall'intera famiglia.
http://www.normstahl.com/ |
Libri
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1. Eduardo Souto de Moura Architect
Francesc Zamora Mola
400 pagine | € 39.95
Editions Loft Publications
Inglese
ISBN 978-8492463-99-2
>> maggiori informazioni |

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2. Concept-store
Olivier Gerval, Emilie Kremer & Jean-Claude Printz
282 pagine | € 28.00
Editions Eyrolles
Francese
ISBN 978-2-212-12428-6
>> maggiori informazioni
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3. Smart Surfaces – and their Application in Architecture and Design
Klooster, Thorsten
184 pagine | € 39.90
Editions Birkhauser
Inglese
ISBN 978-3-7643-8812-6
>> maggiori informazioni |
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Copyright 2010 Archi-Europe Group nv/sa
Redattore responsabile: Jacques Allard | Redattore principale: Marie-Claire Regniers
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