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Nato a Basilea nel 1943, Peter Zumthor ha lanciato il proprio studio esattamente trent’anni fa dopo aver studiato architettura in Svizzera, poi a New York, ed aver portato avanti un lavoro su progetti di restauro di edifici storici per il Cantone dei Grigioni. Alla fine del 1996, la realizzazione delle terme di Vals, in Svizzera, lo proietta alla ribalta dell’architettura. Dedicato al rito dei bagni, questo luogo magico fatto di esperienze sensoriali concentra tutto il pensiero di Peter Zumthor. L’architetto ha parzialmente sotterrato a fianco di collina una struttura in cemento e ha incrostato tutte le superfici verticali apparenti con migliaia di lastre in quarzite, finemente cesellate. I bagni sembrano caverne incastrate, ritagliate in alcune parti nel maestoso paesaggio delle montagne, l’edificio dal tetto vegetale dá l’illusione di spazi scavati nella massa. « Unite e sigillate, le piastrelle e il cemento dei muri danno l’impressione di una costruzione massiccia e statica, un’opera composita. Ispirata ai vecchi muri di sostegno delle strade di montagna, questa costruzione murale è stata specialmente messa a punto per questo edificio. In questo caso, non vi sono pannelli di rivestimento in vetro. La sovrapposizione omogenea delle pietre, gli strati ininterrotti di pietra, conferiscono all’edificio un aspetto monolitico. L’elevazione dei vari suoli, della piscina, dei soffitti, delle scale, dei banchi in pietra, dei vani di porta, obbediscono allo stesso principio di sovrapposizione continua. »
Per il Kunsthaus di Bregenz In Austria (1997), Peter Zumthor preferisce il vetro. Le larghe scaglie di vetro opaco che ricoprono le 4 facciate formano una pelle diafana che riflette l’eco delle luci cangianti dei riflessi del lago. Le scelte dell’architetto danno all’edificio l’aspetto di un monolito protetto da un fragile rivestimento. Di fronte all’eccesso di high-tech in occasione dell’esposizione universale di Hannover durante l’estate del 2000, Peter Zumthor dota il padiglione svizzero di un’apparente semplicità. Non si tratta di un padiglione vero e proprio ma di un’atmosfera che amplifica suoni e musica. « Soprattutto non volevo creare uno stand di promozione economica della Svizzera o del suo turismo, affermava allora Peter Zumthor. » Vorrei ci si ricordasse di questo imponente cubo di 3000 m3 di legno, solo accatastato, senza chiodi né colla, con un sistema di morse a molla capace di mantenere insieme i nove metri di travi.
Dedicata ad un eremita del XV° secolo, la cappella Bruder Klaus (2007) eretta in mezzo a campi a sud di Colonia, rappresenta il profondo impegno religioso di un contadino locale. Un’opera strana e forte. Per costruirla, l’architetto unisce dei tronchi di albero alti 12 metri in un tepee gigante, poi ricopre il tutto di cemento rugoso fabbricato a mano in loco e fa successivamente bruciare i tronchi. Il risultato è sorprendente. All’interno, le pareti portano le stigmati della cassaforma annerita dal fuoco. Il volume in forma di parallelogramma con un’apertura verso il cielo. Nei vari fori dei puntelli sono stati inseriti numerosi occhi di vetro.
Sulle rovine di una chiesa gotica distrutta durante la seconda guerra mondiale, Peter Zumthor ha edificato il museo Kolumba per ospitare la collezione dell’arcivescovato di Colonia. La sua copertura in laterizio molto particolare e in parte sovrapposto è spettacolare. Il lavoro di muratura è paragonabile ad una realizzazione fatta a maglia, un “pull-over di mattoni”. Le condizioni di illuminazione e di temperatura sono perfette per proteggere le collezioni d’arte. Vincitore del premio Brick Awards di Wienerberger, il museo trae la sua forza spirituale dalla luce naturale che bagna le sale.
Nel suo libro Thinking Architecture, Peter Zumthor difende una poetica che va oltre la forma e la costruzione di un edificio; l’architetto evoca una messa in opera precisa e sensuale dei materiali. « Sembra fondersi nelle antiche conoscenze dell’uomo sulla materia, ma al tempo stesso aggiorna l’essenza stessa del materiale, che è libera da ogni eredità culturale. Cerco, nel mio lavoro, di fare un uso similare dei materiali, aggiunge quest’ultimo. (…) L’architettura intrattiene con la vita un rapporto particolarmente fisico. Secondo me, non è in primo luogo né un messaggio, né un segno, ma un involucro, uno sfondo per la vita che passa, un sottile raccoglitore di passi sul suolo, per la concentrazione sul lavoro, per la tranquillità del sogno.» Oggi, come ieri, quando il suo progetto delle terme di Vals l’aveva portato sull’altare degli architetti più noti, questo figlio di ebenista non si è mai considerato come una « star ». Le sue creazioni, così come il suo team, rimangono a scala ridotta. |
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