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Diébédo Francis Kéré

L’architetto del Burkina Faso Francis Kéré, uno dei cinque vincitori del concorso internazionale 2009 « Global Award for Sustainable Architecture » fa ottimo uso dei materiali vernacolari e della manodopera locale per adattare l’Africa alla tecnologia dei paesi industrializzati.

Nel 2004, il progetto della scuola elementare di Gando, piccolo villaggio del Burkina Faso alla frontiera del Togo e del Ghana ottiene l’Aga Khan Award for Architecture. L’autore, Francis Kéré, originario della zona, viene immediatamente portato alla ribalta internazionale. Questo architetto urbanista laureatosi alla Technische Universität di Berlino ha iniziato il suo primo progetto nel 1999 quando era ancora studente. E’ interessante notare come l’architetto riesca ad adattare il razionalismo ecologico acquisito presso la T.U. alle condizioni climatiche e sociali di Gando. I suoi sforzi non si limitano solamente all’architettura. Con l’aiuto dell’associazione Schulbausteine für Gando (laterizi per la scuola di Gando), egli cerca di mettere a disposizione del suo popolo strutture educative che permettano di combattere efficacemente l’analfabetismo ed offrire prospettive per un futuro migliore. Il suo obiettivo è quello di favorire l’implicazione diretta delle popolazioni locali nel processo di sviluppo.

Francis Kéré vive tra Berlino, dove ha aperto il proprio studio e dove insegna l’architettura sostenibile presso la T.U., ed il Burkina Faso dove prosegue la sua azione con progetti innovanti. In Africa, l’architetto costruisce scuole ed infrastrutture sempre semplici ed economiche come il centro per le donne a Gando, in corso di realizzazione. A Ouagadougou, sta portando avanti le discussioni per un progetto di creazione di un’opera africana. I progetti del parco nazionale di Bamako nel Mali e del centro di formazione di Dapong nel Togo porteranno entrambi la sua firma. Il suo raggio d’azione si estende sempre di più, ora nello Yemen, in Spagna, in India. Oltre le sua attività di ricerca e di docenza, l’architetto gira il mondo per animare workshop e conferenze sull’ecologia in città come Madrid, Johannesburg, New York oppure Oslo. Uno dei suoi connazionali dice di lui: « la storia di Diébédo Francis Kéré è edificante ed appassionante. E’ quella di un uomo il cui dinamismo e il proprio potenziale creativo, sviluppato anche grazie agli studi effettuati e alimentato da un elevato senso delle responsabilità , sono stati impiegati per favorire nuove prospettive di avvenire per un continente intero».

Conoscendo la cultura occidentale, qual’è il suo procedimento per arrivare ad un livello di architettura accettabile in Africa ?
Il modo più semplice è quello di non aver paura di concentrarsi sulle possibilità in Africa, facendo uso di materiali tradizionali e manodopera locale. Non accettare il fatto che gli africani debbano solo accontentarsi di capanne. Voglio cambiare ció applicando in Africa quanto visto in Europa. In tal modo si potrà ricreare un’architettura propria all’Africa.

Cosa dell’architettura europea puo’ essere applicabile in Africa ?
Si tratta di una domanda difficile. Non dimentichiamo che le condizioni climatiche sono molto diverse. Occorre concepire case che non si surriscaldino. Non ci si puó basare su concetti propri all’Europa. Occorre soprattutto non essere un architetto individualista dandosi da fare per realizzare bei concetti. Bisogna lavorare con le popolazioni, convincerle e coinvolgerle.

Vuole quindi coinvolgere la gente in modo da renderla felice di costruire ?
Noi, africani, siamo forse sottosviluppati ma possediamo grandi risorse umane. Se condividiamo quanto possediamo, possiamo creare un mondo che non avrà nulla da temere dal paragone con l’Europa. Se l’architettura risponde alle necessità degli abitanti che la fanno propria, ció significa che occorre coivolgerli a monte, si tratta di una vera opportunità per l’Africa. Il nostro progetto di scuola a Gando ha ottenuto un tale successo che il numero degli allievi è letteralemente esploso. Abbiamo dovuto costruire un’estensione per poter accogliere 700 allievi in tutto. Si tratta di un dato fantastico se uno pensa che nel Burkina Faso la popolazione à anafabeta all’80 %.

Quali sono le tecniche semplici che Lei consiglia, in particolare nell’esempio della scuola di Gando?
Allo scopo di proteggere gli edifici dal calore, consiglio un edificio compatto, regolabile termicamente munito di doppio tetto e tettoia. Un controsoffitto massiccio in terra, separato da un filo d’aria, un tetto in lamiera leggermente inclinato. Quest’ultimo deve continuare almeno due metri oltre la fine de tetto stesso onde assicurare la funzione di parasole e proteggere i muri. Grazie alle aperture nella facciata, l’aria circola continuamente per rinfrescare l’edificio senza consumare energia. E, per risparmiare cemento nelle fondamenta, abbiamo utilizzato laterite, materiale presente nei campi circostanti. Disposte in modo lineare, le aule sono inquadrate da muri portanti fatti di blocchi di terra compressa e incatenatura in cemento. La struttura è stata realizzata localmente in acciaio saldato dai fabbri del villaggio. Ogni costruzione deve presentare una novità tecnica degna d’interesse. Il gesto del costruire è al tempo stesso un mezzo di sviluppo educativo ed uno strumento di comunicazione tra tutti i paesi.


1. Diébédo Francis Kéré


2. Primary School, Gando


3. Primary School, Gando


4. School Extension, Gando


5.
School Extension, Gando


6. Secondary School, Dano


7.
Secondary School, Dano


8. Office Building, Ouagadougou




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